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giovedì 30 giugno 2016

VERSO NUOVI DESTINI ...

Siamo tutti preoccupati dalla mancata partecipazione dei cittadini ai momenti del voto. Ci sembra che le assenze riducano il valore delle verifiche elettorali e della democrazia.
Anche le recenti elezioni amministrative e persino i numerosi ballottaggi, hanno fatto registrare un calo elevato di elettori ai seggi.
Come dobbiamo considerare questo fenomeno alla luce dei tanti avvenimenti che circondano la vita pubblica nazionale in questo momento?
Solo un disinteresse verso la politica o la difficoltà a vivere con impegno i vari momenti della partecipazione istituzionale?
A voler considerare l’ampiezza dei vari movimenti di volontariato che sono cresciuti nel nostri Paese, in questi ultimi anni, in tanti settori, è difficile pensare al nostro come un popolo che si nasconda dietro la complessità dei problemi per ridurre la propria partecipazione alla vita comune. Non sembra apparire un calo di democrazia!
Dunque l’astensione elettorale, o le assenze in alcuni momenti della vita pubblica, indicano che ci sono ben altri problemi dietro i comportamenti,   forse di rivalsa,   di tanti  nostri concittadini, che non si possono liquidare con facilità: il mancato coinvolgimento nei processi decisionali, l’estensione accentuata del familismo, il distacco dalle istituzioni, il rallentamento delle carriere, gli esodi accelerati dal lavoro come rimedio all’invecchiamento e alla disoccupazione giovanile, la corruzione e la criminalità violenta delle cosche .
Una sorta di corposo malessere insomma che fa da fronda ai vari movimenti che si sono sviluppati contro la politica dei partiti tradizionali per i quali forse non sono stati sufficienti le trasformazioni che sono intervenute negli ultimi anni.
Abituati a partecipazioni sociali ed elettorali molto elevate ed intense, ci lasciamo sorprendere dalle intemperie che le difficoltà della crisi economica internazionale ha determinato nei nostri paesi europei.
Se i risultati di queste ultime elezioni amministrative non hanno il compito di cambiare gli assetti nazionali, come è ovvio, va da se che occorra ricercare momenti di riflessione che aiutino a capire come superare le angosce di questo momento.
Ma io penso che non solo di astensionismo dobbiamo parlare.  Nel mondo occidentale si è determinato un distacco sempre più forte tra i problemi quotidiani delle persone comuni e le difficoltà   che incontra chi ha la responsabilità   di   governarci, soggetto a scelte sempre più difficili e complesse, non sempre accettabili o comprensibili da tutti.
Le scelte irragionevoli che alcuni compiono pensando così di aggirare le difficoltà   che oggi ci affliggono, non sono la soluzione che crea tranquillità più intensa e maggiori certezze per il futuro.
Per superare le inquietudini, abbiamo bisogno di una partecipazione molto più intensa e forte per individuare le soluzioni che occorrono per restituire tranquillità alle famiglie e quiete sociale per costruire nuovi destini per le prossime generazioni.

GERARDO GIORDANO  

E' uscito il numero 98 di CAOS-informa.
Per la lettura completa ecco il link:    http://ita.calameo.com/read/000013426e24ab596aa35

venerdì 15 aprile 2016

PARLIAMO ANCORA DI DONNE.

Perché ha senso riparlarne ancora. Non basta fermarsi all’ 8 marzo?

Trattenersi a riflettere sull’argomento significa cercare di reinterpretare meglio il senso delle cose che stiamo vivendo in questo nostro tempo senza rendercene troppo conto.
Un’ abominevole quotidianità, fatta di cronache buie e raccapriccianti, incredibili e inverosimili da sopportare, ci riparla delle donne, della difficoltà di essere donna oggi!
Forse i tanti fatti quotidiani vogliono richiamarci solo sulla difficoltà della condizione femminile di questo tempo: una condizione civile, sociale, o forse semplicemente umana, che ci costringe a rispondere a questa domanda e chiederci ancora come si può riuscire ad essere donna oggi.
O meglio si può essere ancora donna oggi? Nel mare delle difficoltà e delle cattiverie che accadono sotto i nostri occhi anche nei posti più impensabili.
I bilanci della Storia che vengono svolti periodicamente nel nostro Paese, ci invitano a riflettere su quanto cammino sia stato fatto per dare emancipazione e parità istituzionale alle donne.
In realtà verifichiamo ogni giorno, come la condizione della donna in tanta parte del mondo ed anche in alcuni paese dell’Europa, sia messa in discussione continuamente da atteggiamenti, comportamenti e stili di vita che ne compromettono tutte o molte di quelle forme di miglioramento o di emancipazione sociale che riteniamo siano state raggiunte ed assestate in questa nostra epoca.
La disparità tra i vari paesi, la dice lunga sulle tante difficoltà e disuguaglianze che ancora permangono in tanti parti del mondo, invece di rendere meno pesanti le condizioni di vita ed almeno accettabili alcuni elementi delle tante disparità, a cominciare dal ruolo di mamma e supportare l’infanzia dopo una buona nascita senza abbandoni.
Ma se pensiamo alla grandezza del fenomeno dei migranti in tante parti del globo, la situazione appare così grave e tragica che è veramente difficile immaginare una cambiamento dello stato di cose nell’immediato, mentre traspaiono solo le sofferenze di tante persone che sembrano non riuscire a trovare uno sbocco ai loro difficili problemi. Per non parlare del tema della povertà e dell’infanzia abbandonata e del lavoro minorile, tanto per citarne alcuni, le cui sofferenze ricadono in gran parte sulla condizione femminile del nostro tempo.
Naturalmente non vanno trascurate tutte quelle questioni, che la cronaca ci sottopone continuamente come elementi delle perversioni raggiunte nell’ambito di una confusa armonia emancipativa, e che riporta indietro il rinnovato rapporto uomo-donna anche nei paesi più emancipati, Italia compresa. 
Penso che riuscire a mantenere un livello di attenzione costante su questo tema possa essere molto utile per evitare un isolamento o l’abbandono sui temi dell’emancipazione e della violenza sulle donne e per meglio conoscerne le continua evoluzione.


GERARDO GIORDANO

è uscito il numero 96 di "CAOS-informa" la rivista del Centro La Tenda. Ecco il link: clikka sopra
http://www.caosinforma.it/numero.php?id=126

lunedì 21 marzo 2016

LA COMUNICAZIONE QUASI UNA CURA.

 Mi è capitato, ultimamente, di ricevere sms di alcuni servizi sanitari che mi ricordavano l’orario della visita specialistica a cui mi ero prenotato e mi chiedevano di non perdere il turno assegnato. Ammetto che non ero preparato a tanto! 
Anzi ho accettato di buon grado il fatto che questi servizi si ricordassero di me e mi invitassero a non perdere il turno per potermi eventualmente sostituire con un’altra persona. 
Sono certamente alcune delle novità introdotte nel sistema sanitario, ma sono soprattutto un modo nuovo di intrattenere un rapporto più diretto con il cittadino-utente più e meglio partecipato. 
Questa piccola ma importante novità, tuttavia si inserisce in un modo nuovo di comunicare con il cittadino-utente-paziente, con una diversa modalità informativa che finora era quasi sconosciuta, ove il cittadino quasi non aveva alcun diritto, specie quello di essere informato. 
 Dopo questo recupero di metodo, così importante, si vede subito che rimane ancora molto cammino da fare per realizzare un mondo di progresso o meglio di maggiore partecipazione, dove già semplicemente l’uso di strumenti telematici potrebbero rendere la nostra vita più semplice, almeno sotto il profilo burocratico. Laddove, naturalmente è sempre la comunicazione verbale che definisce i miglioramenti del rapporto, specie in una condizione di operatore sanitario-paziente. 
Non c’è dubbio che il migliorato aspetto della comunicazione in generale, sta costringendo sempre più, a perfezionare la situazione, e la modalità stessa della comunicazione è diventata, spesso strumento della cura Il problema dei nostri tempi è infatti quello di costruire un rapporto tra il sanitario ed il paziente-utente, tale da riuscire a trasferire i contenuti di una terapia riabilitativa in maniera da consentire una adeguata autonomia personale e sociale del paziente e da inserire lo stesso intervento terapeutico in una condizione di vita quasi “normale”. 
Guardando avanti, penso che dobbiamo prefigurare ed augurarci un risanamento generale del rapporto con i cittadini in termini di maggiore ascolto, informazione ed aiuto nel settore dei servizi sanitari. Ciò al fine di promuovere un maggiore sviluppo della partecipazione nei vari momenti del rapporto con le strutture ed i servizi sanitari, senza dimenticare che è in primo luogo dall’“ascolto” dei cittadini-utenti, e da un perfezionamento qualitativo ed accurato della comunicazione verbale, può evolversi un importante servizio di cura al cittadino che vive e migliora anche del suo gradimento. 
 GERARDO GIORDANO

e' uscito il numero 95 ci CAOS-informa.
 Ecco il link: http://www.caosinforma.it/numero.php?id=125

venerdì 12 febbraio 2016

LA MISERICORDIA PER NUOVE SPERANZE DI FUTURO.



In un clima generale di intolleranza frenetica verso il diverso e di guerra aperta al nemico, il Santo Padre Francesco ha indetto coraggiosamente il Giubileo straordinario della Misericordia.
Con l’apertura di tante Porte Sante nelle grandi Chiese del mondo, il territorio ed il suo popolo di Dio, è diventato protagonista della partecipazione di una nuova occasione per redimersi dai propri peccati e poter accedere alle indulgenze giubilari attraversando una delle Porte.
L’etica cristiana ci richiama con l’iniziativa di Papa Francesco alla compassione ed alla pietà verso i più deboli e svantaggiati che precipitano nelle difficoltà più pericolose della vita.
Il tema della Misericordia capita a proposito della riflessione che facciamo in questo numero sulla questione dei migranti (non sta più bene parlare di immigrati).
Da mesi l’Europa è attraversata da lunghe colonne di persone che fuggono dalla guerra e da esasperanti violenze, alla ricerca di un riparo sicuro per vivere una vita più tranquilla.
Non solo a Lampedusa, primo avamposto di salvezza per tanti, ma anche in Grecia e in Turchia si sono formati avamposti dove arrivano famiglie intere e   grandi flussi di persone. Molti sono diretti verso il nord Europa dove in passato sono stati anticipati da conoscenti o altri familiari che ora sperano di raggiungere.
E’ veramente molto penoso assistere alle difficoltà cui sono sottoposte   queste persone, in altri paesi, dopo che sono state salvate dalla nostra Marina, per mettere piede sul suolo europeo.
La concomitanza con la giornata della memoria ci ha, nel frattempo richiamati ai disagi anche peggiori forse, vissuti da altri popoli nell’epoca nazista. Ma queste giornate ci hanno fatto verificare anche come ci sia ancora un ritardo culturale nell’accettare fuggiaschi e con loro, nuove situazione determinate dalla storia a cui bisogna porre rimedio. Né si può dimenticare che i Padri fondatori dell’Europa la fecero nascere e si è sviluppata, dopo la seconda guerra mondiale, con i loro forti valori di libertà e giustizia, proprio per evitare che i disastri umani di un tempo buio, potessero ripetersi e la gente potesse trovare un luogo sicuro.
Rivedere mura in costruzione e reticolati per ridurre gli spazi di accesso; ridurre i migranti a covi di terroristi, senza accoglienza, penso che ci riporti molto indietro al passato.
I grandi problemi del nostro tempo in fondo sono risultati di storie sconosciute di piccole persone che sono costrette a fuggire dalle loro case e dai loro paesi per sfuggire a guerre e ad eccidi. Sono storie di donne incinte e di bambini e bambine che devono lasciare le loro scuole e i loro asili per mettersi in viaggio insieme a nonni o ad anziani stanchi e cadenti e arrivare possibilmente vivi su approdi difficili se non su spiagge pericolose.
Questo mondo in cammino non può essere costituito solo da terroristi, perché non lo è, e le regole per censirlo non devono ridursi ad un disinteresse per la loro condizione ed il loro futuro.
Penso che ciò che sta avvenendo in queste settimane non faccia bene a quell’Europa che abbiamo concorso a costruire e a noi stessi che pensavamo ad una società partecipativa, democratica e aperta per costruire nuove libertà e nuovi progressi per tutti.
Auguriamoci che un clima di misericordia aiuti tutte le persone di buona volontà a lavorare per darci momenti migliori e più carichi di speranze!

GERARDO GIORDANO

mercoledì 18 marzo 2015

DISAGI E NUOVE DIPENDENZE: affrontiamoli con l’impegno e la partecipazione verso nuove prospettive.

La Crisi economica non accenna a rallentare!
Il peso negativo della sua continuità, ha avuto fino ad ora, effetti perversi in tutto il mondo ed in tutti gli ambienti.
Specie nei paesi con le economie meno forti dell’Unione Europea, come la nostra, sono ormai tante le persone costrette ad avvertire tutto il peso di questa congiuntura che non accenna a raffreddarsi.
Le ripercussioni sui comportamenti delle singole persone, o delle comunità più vicine in cui esse vivono la loro esperienza umana, ha determinato cambiamenti notevoli nel modo di vivere e nei loro stili di vita.
Sono aumentati i livelli di povertà e disagi di ogni tipo hanno avuto la meglio sulle aspettative di migliorare la propria condizione e qualità della vita.
Questa evoluzione negativa si è avvertita ancora di più, nella già precaria situazione dell’intero Mezzogiorno, specie nelle città meridionali, preesistente alla crisi.
Avvertiamo il permanere di questi effetti negativi, purtroppo, in tutti i momenti della nostra giornata ed in ogni circostanza del nostro rapporto con gli altri.   
Anche i nostri piccoli comportamenti quotidiani hanno risentito pesantemente in questi anni, le conseguenze della crisi economica.
Una “nuova questione sociale” che attraversa tutta la realtà sociale nei vari territori,  senza alcuna eccezione, è venuta emergendo producendo una miscela di problemi e disagi che richiedono un impegno attento e complesso per affrontarli anche per coloro che vogliono aiutare a superarli.
Dalla perdita del posto di lavoro alle nuove povertà, aumento del malessere psicologico, disagio mentale, isolamento e marginalità accentuata di gruppi e persone di migranti o senza lavoro, nuove dipendenze: siamo di fronte a questioni non ordinarie, né facili, che si affacciano di fronte agli operatori sociali disponibili ad aiutare le persone più fragili.
E’ evidente che di fronte a tante complesse questioni, l’azione volontaria non è sufficiente da sola. Occorrono soluzioni più generali e impegnative che producano svolte decisive soprattutto coinvolgenti e partecipative.
Emerge un ulteriore ruolo della politica che deve intervenire per dare non solo gli indirizzi generali per la ripresa: cosa che pure sta avvenendo lentamente con l’azione del Governo.
Ma è necessario però che la politica intervenga per dare nuove risposte alle difficoltà della società, in particolare risposte alle crisi per le nuove generazioni ed in grado di riavviare l’azione economica, produrre sviluppo, adeguando risorse e forme di sostegno, per avviare nuove iniziative capaci di determinare anche nuova occupazione e nuovi lavori.
La diagnosi del disagio presente nella realtà del Paese, richiama all’impegno forte verso quelle nuove prospettive e nuove speranze che aiutino a superare questo momento difficile ed avviino verso una nuova stagione di ripresa il nostro Paese.

GERARDO GIORDANO

Leggi il numero 83 di CAOS-informa la rivista on line del Centro LA TENDA:
Trovi il link in fondo pagina a destra

venerdì 20 febbraio 2015

SERGIO MATTARELLA NUOVO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA.

La elezione del nuovo Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella rappresenta un momento di novità nella politica nazionale e nella vita istituzionale del nostro Paese.
E’ stato estremamente positivo avere il nuovo Presidente eletto dopo poche sedute delle Camere riunite in seduta comune: un risultato senza alcun dubbio innovativo non solo per il carisma di cui gode nel nostro Paese Sergio Mattarella, ma anche per il significato stesso della sua votazione.
Importante ancora è che questo risultato si viene a collocare in una condizione di ripresa positiva nella quale il nostro Paese sembra essersi avviato: i segnali statistici danno da qualche tempo valori piuttosto positivi in economia, nelle attività produttive e rispetto alla crisi dei vari bacini dell’occupazione: indicatori lenti, ma concreti, ai quali non eravamo più abituati da parecchio tempo.
Il nuovo settennato del Presidente Sergio Mattarella può accompagnare quella ripresa generale di cui l’Italia ha bisogno e che noi tutti stiamo rincorrendo da tempo.
Ovviamente non sfugge a nessuno di noi quanto pesino i guasti della gestione del nostro Paese degli ultimi venti anni.
La lista dei bisogni si è andata ingrossando con il passare del tempo e quella delle emergenze è diventata ogni giorno più lunga.
Tracce esemplari di quanto sia difficile la situazione sono naturalmente emerse nello stesso discorso di insediamento del Presidente Mattarella nel giorno del suo giuramento, quando ha richiamato “l'impegno di tutti che deve essere rivolto a superare le difficoltà degli italiani e a realizzare le loro speranze” e richiamando la lunga crisi che ha attraversato il nostro Paese, ha rilevato che essa:  “ha aumentato le ingiustizie, ha generato nuove povertà, ha prodotto emarginazione e solitudine, con angosce che si annidano in tante famiglie per le difficoltà che sottraggono il futuro alle ragazze e ai ragazzi”. Ed inoltre: “Il lavoro che manca per tanti giovani, specialmente nel Mezzogiorno, la perdita di occupazione, l'esclusione,   le difficoltà che si incontrano nel garantire diritti e servizi sociali fondamentali”.
Per il Presidente della Repubblica Mattarella “sono questi i punti dell'agenda esigente su cui sarà misurata la vicinanza delle istituzioni al popolo”.
La messa a fuoco di tanti e vari complessi problemi da parte del massimo vertice delle istituzioni del nostro Paese, nella sua prima uscita pubblica, è per noi motivo di spiccata sensibilità verso i temi sociali e denota anche la vicinanza con i temi ed i problemi che una associazione come La Tenda segnala da molti anni per una realtà particolarmente delicata del nostro Mezzogiorno nel quale raccoglie i segni più imbarazzanti dei bisogni emergenti e delle emarginazioni più forti che producono nuovi disagi e nuove povertà.     
L’Augurio di buon lavoro al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è anche l’augurio per il nostro paese, l’Italia, perché sappia ritrovare i nuovi orizzonti di speranza e la giusta via della ripresa e dello sviluppo.
 
GERARDO GIORDANO
 
LEGGI IL NUOMERO 82 DI CAOS-informa LA RIVISTA ON LINE DEL CENTRO LA TENDA.
 
Trovi il link in fondo a destra .

sabato 4 ottobre 2014

RICOSTRUIRE LA CULTURA DELLA PACE!

Il tempo che stiamo attraversando è segnato nuovamente da grandi conflitti che non investono solo nazioni e popoli, ma anche le diverse religioni, oltre naturalmente i soliti interessi economici e finanziari, il più delle volte legati al controllo del petrolio.
In particolare, l’aggressione ad alcuni popoli  ed etnie, specie nel Medio oriente e nell’Africa mediterranea, per ragioni e differenze di natura religiosa, e la violenza bieca con cui viene esercitata,  ha risvegliato passioni nefaste e determinato un clima generale  di così forte contrapposizione tra stati e popoli che pensavamo ormai assopiti se non superati, soprattutto dopo l’aggressione  alle torri gemelle di New York del 2001.
Veramente una situazione molto brutta  in un clima così pesante ed incandescente che il Santo Padre Francesco ha definito da terza guerra mondiale, e chiedendo di non rinunciare a sviluppare un impegno straordinario che aiuti gli uomini di buona volontà a riprendere le ragioni del dialogo e del confronto tra le fedi e culture diverse e consenta di creare un clima più disteso e ragionato.
 Per quello che mi è dato di capire, penso che in questi anni si sia andata sempre più affievolendo la cultura della pace a scapito della ricerca e del vantaggio degli interessi particolari.
La ricerca del bene comune ha ceduto il posto ai particolarismi ed alla esaltazione degli egoismi e degli individualismi.
Il piccolo particolare da salvaguardare, ha preso il posto dell’interesse generale e del governo dei grandi processi che la storia ha fatto emergere con  la svolta o meglio con la chiusura delle appendici dei conflitti aperti nel novecento.  
A riflettere bene sulle cose che apprendiamo e vediamo quotidianamente nei notiziari, occorre rilanciare con grande forza l’iniziativa necessaria per la crescita della cultura della pace. Una iniziativa che andrebbe sviluppata a tutti i livelli per ridare più forza e slancio alle forze disponibili al coraggio del negoziato, insieme alla volontà di riconciliazione laddove è possibile, per isolare le persone e gli ambienti smaniosi di fare guerra e darsi continuamente battaglia.
Proprio in questo anno in cui ricordiamo i cento anni della prima guerra mondiale, la lezione della storia dovrebbe aver insegnato l’inutilità delle distruzioni e che solo la pace tra gli uomini può aiutarli a vivere in una condizione di serenità e dignità.

GERARDO GIORDANO

mercoledì 18 dicembre 2013

UN NATALE DI SPERANZA PER LA NOSTRA RINASCITA.

L’Avvento è arrivato! Ci avviciniamo sempre di più al Natale: momento di gioia e di riflessione. Prepariamoci a viverlo con l’intensità e la spiritualità  che merita.
Anche questo momento, così importante della nostra vita di cristiani, saremo però costretti a viverlo ancora circondati da mille difficoltà sociali.
A volte la parola difficoltà potrebbe apparire abusata, se non fosse per le incertezze continue che si incontrano nel nostro cammino quotidiano a riportare il corso delle cose alla normalità.
Non passa giorno che non venga fuori una nuova emergenza, con problemi enormi, senza dimenticare che anche la qualità della vita dei cittadini, specie in Campania, la nostra regione, è andata molto peggiorando: siamo ormai ultimi in tutte le classifiche statistiche.
Purtroppo non si vede la via di uscita (o non riusciamo a percepirla noi comuni mortali).
Forse l’errore sta nel vedere le cose solo come tanti elementi della quotidianità e non come conseguenza o continuità di scelte che nel tempo sono state fatte senza il consenso e la partecipazione necessari.
Eppure il mistero del Natale sta proprio nella forza del suo messaggio e nella sua straordinaria caratteristica dirompente: la nascita del Messia, in una rifugio occasionale che è una semplice capanna dove si raccolgono gli animali.
Penso che dovremmo approfittare di questo messaggio così semplice e così forte che il Signore ci ha fatto tramandare in questi duemila anni e più, ed utilizzarlo meglio per la nostra crescita religiosa ma non solo, di persone e di cittadini che amano il proprio Paese e la propria terra, e ne vorrebbero anche tutto il bene possibile.
Per questo penso che il Natale che sta arrivando debba essere un momento straordinario di crescita spirituale e magari anche un poco culturale.
Abbiamo attraversato, e superato, tanti altri momenti difficili, nella nostra terra e nelle nostre comunità, perciò dobbiamo e possiamo fare del Natale una occasione di rinascita e di ripresa della speranza.
Una rinascita della nostre coscienze, innanzitutto, ma anche una rinascita del nostro impegno personale, per  migliorare le nostre cose e quelle della nostra comunità, per contribuire a costruire un mondo meno ingiusto e più umano.
Una ripresa della speranza, poi, perché la nascita  di Gesù bambino, aiuti anche a far ritrovare l’amore nei tanti cuori, troppo inariditi, di fronte alle tragedie a cui assistiamo impotenti tutti i giorni. 

GERARDO GIORDANO

E' uscito il numero 69 di CAOS-informa on line. Ecco il link per la lettura completa del numero e buona lettura:
http://www.caosinforma.it/numero.php?id=94 

lunedì 11 novembre 2013

A PROPOSITO DEI "SALERNITANI DOC" ...

     
Che cosa spinge tante persone a cercare una “certificazione” della propria appartenenza e provenienza territoriale?
Naturalmente non mi riferisco al tradizionale certificato di nascita o di residenza. Ma a qualcosa di piú concreto anche se forse piú evanescente e piú identitario.
In un epoca in cui è sempre più forte il tentativo di superare ogni forma di burocrazia, centosettantacinque cittadini salernitani hanno ottenuto una credenziale di “Salernitano DOC”.
Il logo della Cittá di Salerno 
in una antica cartolina 
della collezione privata 
presentata da 
Gerardo Giordano 
durante l'íncontro dei 
Salernitani DOC

Quasi un certificato, cioè, dove com’è noto, DOC sta per “denominazione di origine controllata”. Poteva essere DOP ‘’origine protetta’’, secondo il lessico europeo; invece tutti chiedono di essere DOC e di essere certificati.
Me lo sono chiesto recentemente quando insieme a tante persone affollavamo il Salone dei Marmi di Palazzo di città a Salerno, in attesa di ricevere l’ambito riconoscimento nella manifestazione organizzata da Massimo Staglioli. E pensare che quella di quest’anno è appena la sesta edizione.  
Salerno in questi ultimi venti anni è diventata una cittá sempre piú attraente ed  attrattiva, nonostante complessi problemi di funzioni urbane che pesano ancora molto nella riorganizzazione del vivere civile.
Un lavoro straordinario di tanti soggetti pubblici e privati ha consentito una enorme valorizzazione del complesso patrimonio ambientale, monumentale e culturale, oltre che professionale,  della cittá e le ha fatto compiere progressi inimmaginabili che hanno molto migliorato la mai sopita volontá di divenire punto di riferimento tra le tante cittá medie meridionali, migliorando fortemente il suo grado di accoglienza.
Tuttavia nonostante I’enorme lavoro svolto, molti salernitani non hanno trovato sempre modo di identificarsi con la evoluzione e le soluzioni che hanno attraversato questa trasformazione  della cittá.
La particolare familiaritá che caratterizzava i rapporti nella comunitá cittadina, almeno nella seconda metá del  novecento, era rappresentata da una forte omogeneitá (quasi etnica: la salernitanitá), rafforzata da un forte sentimento di solidarismo locale: quasi come una grande famiglia, con un forte vincolo in cui tutti erano amici e tutti si conoscevano.
Una grande comunitá familiare con pochi conflitti, in cui le divergenze ed i rapporti sociali erano regolati da un “complesso sistema di contrappesi”.
Tale modo di essere sembra molto evidente nelle varie e particolari vicissitudini attraversate dalla comunitá cittadina, dopo lo sbarco di Salerno nel 1943, l’alluvione del 1954, il terremoto del ’62, fino a quella piú straziante che è stato il terremoto del novembre 1980. Momenti drammatici a cui hanno fatto seguito sempre straordinari scatti di ripresa economica e sociale con un forte vincolo solidaristico e di appartenenza.
Poi le varie ondate migratorie che hanno attraversato la cittá che cresceva nel tempo, insieme a parti della provincia.  Prima da altre regioni del sud, poi da altri paesi della sponda mediterranea; la immigrazione transnazionale ed ultima la emigrazione di tanti giovani salernitani, diplomati e laureati: nuovi fenomeni che non hanno contribuito ad una crescita omogenea del tessuto connettivo della cittá e di un suo rafforzamento che tenesse conto della realtá economica, civile e sociale che aveva caratterizzato Salerno dal dopoguerra.
L’attrazione di nuovi gruppi etnici e la loro integrazione è andata avanti nella cittá senza grandi traumi, quasi che il parallelo nuovo divenire urbano dovesse proseguire come un automatico bisogno obbligatorio, necessario per l’incerto futuro, anche se spesso estraneo alla tradizione, al senso comune ed a volte alla comprensione stessa delle scelte da parte della comunitá piú “indigena”.
Questo non riconoscersi negli andamenti succedutisi, pur senza scardinare le soluzioni date ad alcuni problemi della cittá, accettandole come una necessitá imposta dalle cose del tempo che viviamo, spinge molti salernitani a ricercare il risveglio della propria identitá in modo differente.
Oggi forse esso non puó essere solo il riconoscersi ed il ritrovarsi di fronte al Patrono della cittá, San Matteo, il 21 settembre, diventato negli anni, l’unico momento aggregativo di riconoscimento identitario della appartenenza salernitana, ma possa costituire anche un vissuto “salernitano” che oggi sembra quasi improponibile se non impossibile.
Forse la richiesta della certificazione di “Salernitano DOC” indica proprio la necessitá di riuscire a superare questa inopportuna rimozione senza ricorrere a superate  angustie municipalistiche.   

GERARDO GIORDANO

martedì 15 ottobre 2013

LA FAMIGLIA PRESUPPOSTO DELLA NUOVA CITTADINANZA ATTIVA. E' uscito il numero 67 di CAOS-informa: il "punto di vista" del direttore Gerardo Giordano

La riflessione sulla famiglia aperta con il numero estivo di Caos informa, si è collocata in un contesto favorevole di interesse ed attenzione.
Anche la Settimana sociale dei cattolici italiani di Torino, a metà settembre ha posto al centro dell’attenzione il tema della “famiglia speranza e futuro per la società italiana”, aumentando l’attenzione generale sul ruolo importante della famiglia nella nostra società.
Avevamo visto giusto, dunque sulla necessità di riflettere intorno alle problematiche della famiglia! Un impegno diventato sempre più importante, non solo per migliorare l’apporto alla coesione nella società italiana, ma anche per assicurare  servizi migliori e più adeguati che oggi occorrono ai suoi vari membri,  per uno sviluppo armonioso delle unità familiari. I nuovi scenari ed i segni di rinascita che si stanno aprendo nel nostro paese non possono che ripartire dall’antico e sempre nuovo valore della famiglia  e tener conto perciò dei vari bisogni che ad essa sono collegati: dall’educazione, al lavoro, dal sistema fiscale ed assistenziale, ad una nuova dimensione della qualità di vita nella città  plurale e solidale.
Il nostro sforzo tuttavia è volto ora a migliorare l’approfondimento e la  conoscenza dello stato locale della famiglia e capire sempre meglio i vari e complessi problemi ed i  bisogni che, nella nostra variegata realtà sociale e territoriale, occorre affrontare e sviluppare pe r rendere meno difficile  la vita e l’evoluzione della famiglia e dei suoi componenti.
Per questo abbiamo deciso di continuare la nostra attenzione e la riflessione, in particolare  sulla famiglia salernitana e sui suoi bisogni, perché vogliamo preparare accuratamente con materiali e sussidi utili, anche con i contributi di questo numero, il seminario che La Tenda si è prefisso di realizzare prossimamente su questo tema.
Ci sono tante cose da conoscere sulle 418.005 famiglie salernitane composte secondo un recente calcolo statistico, in media di 2,65. Meno di tre persone. Solo la media di una statistica, però, considerato il persistere ancora di tante famiglie numerose, sebbene il saldo demografico naturale negli ultimi anni appare sempre negativo. Influisce anche  un forte tasso di emigrazione, che ha coinvolto negli ultimi anni, per ragioni di studio o di lavoro tanti giovani ed ha raggiunto un valore medio di circa 2.300 persone l’anno.
Più articolato il discorso sulla popolazione anziana, per la maggioranza della quale la famiglia rimane un luogo quasi esclusivo di accoglienza e di permanenza nel momento delle difficoltà della vecchiaia. Mentre una riflessione a parte merita la situazione relativa ai disabili e soprattutto alla nuova infanzia ed il ruolo dei nonni.
Insomma la famiglia, una vera agenzia educativa e di formazione, di socialità e di servizio oltre che luogo di amore e di relazione che  vale la pena di approfondire quale nuovo presupposto per la cittadinanza attiva per la società prossimo ventura.

GERARDO  GIORDANO  
Leggi il numero completo di CAOS-informa n. 67: ecco il link:http://www.caosinforma.it/numero.php?id=92

lunedì 15 luglio 2013

E' USCITO IL NUMERO 65 DI CAOS-informa !

E' uscito in questi giorni il numero 65 di CAOS informa.
Nel numero di luglio trovano posto le riflessioni della redazione che analizza il fruttuoso lavoro di un anno difficile di attività e dei numerosi interventi del Centro La Tenda onlus sul territorio.
In particolare questo numero affronta le tante azioni che caratterizzano un'Associazione complessa come la Tenda che si trova ad operare in un contesto sociale molto particolare.
Il tema della droga, quello dell'immigrazione e della comunicazione, insieme alle attività del gruppo giovani caratterizzano questo numero che si colloca al decimo anno della sua attivita. 
In particolare l'intervista al Senatore Alfonso Andria riconsidera una serie di temi non solo di politica sociale ma anche della città di Salerno che si trova in un momento evolutivo della particolare storia di questi ultimi anni anni.

Leggi il numero della rivista on line ecco il link:
http://www.caosinforma.it/numero.php?id=90

sabato 1 giugno 2013

RICOMINCIAMO DAL LAVORO ! E' uscito il numero 64 di CAOS-informa. Il "punto di vista" del direttore

Siamo in un momento di cambiamenti della vita del nostro Paese e della nostra bella Italia.
Il nuovo governo presieduto da Enrico Letta, che si è insediato dopo le elezioni di febbraio a Palazzo Chigi, sta cominciando ad affrontare i difficili problemi che ha ereditato dopo anni di inconcludenza e mancanza di concretezza.
Si sa che non è certo un bel momento. Però si capisce che si è aperta finalmente anche un’azione  interessante di partecipazione sociale, in cui ciascuno di noi si sente più impegnato a  produrre il meglio delle idee per proporre e offrire soluzioni a grandi e piccoli problemi che affliggono le nostre varie comunità.
Proporre idee e programmare progetti, è senz’altro una nuova strada da battere - e su cui incamminarci - per mettere in moto la crescita civile ed economica che tutti stanno cercando e di cui abbiamo estremamente bisogno.  
Penso che portare anche il nostro contributo, pure modesto, costituisca un metodo giusto per aiutare a superare una crisi che ormai da quasi cinque anni, affligge i paesi ed i popoli dell’occidente, e non solo essi.
Per incamminarci su questa strada partecipativa, abbiamo però bisogno di avere segnali chiari affinchè il nostro cammino sia compreso e il nostro impegno reso utile da chi deve prendere decisioni importanti.
Costruire la speranza per dare maggiore fiducia, significa avere segnali precisi che specie il mondo giovanile, intraveda prospettive di futuro per costruire il proprio domani di vita.
In queste settimane i grandi soggetti collettivi hanno ripreso a discutere e riproporre i loro problemi ed i loro interessi.
A noi quello che appare chiaro è che occorra attivare subito decisioni che, non solo aiutino lo sviluppo, ma producano in tempi rapidi lavoro, lavoro, lavoro!
Ci sono tanti nuovi lavori e tante nuove forme per lavorare che possono aiutare a dare  un senso di concretezza e di avvenire sia  a coloro che hanno abbandonato la voglia di combattere per il proprio futuro, che a tutti quei giovani, tanti, che stanno aspettando, da tempo, di entrare nel mercato del lavoro. I numeri ufficiali ci dicono che la disoccupazione dei giovani ha raggiunto cifre che vanno oltre il 40%; al sud va anche peggio.
Che cosa si vuole ancora aspettare?
Bisogna evitare che il perdurare delle continue incertezze, costringa allo sbando i più deboli ed esposti alla crisi, senza alcuna propettiva o addirittura alla depressione personale.
Attorno al Centro La Tenda, per esempio, si muovono tante energie giovanili che hanno una straordinaria voglia di riscatto e bisogno di farsi valere. Energie positive che non possono andare deluse, come tante altre energie che in queste ultime settimane, organizzate dal volontariato e dell’associazionismo,   si sono messe in moto per aiutare a riportare l’Italia alla normalità.
Le scelte delle prossime settimane diranno quanto grande potrà essere anche il nostro impegno, personale e collettivo, per evitare che le gioie e le speranze di una intera generazione vadano perdute.

GERARDO GIORDANO

Leggi il numero 64 di CAOS-informa. Ecco il link: http://www.caosinforma.it/numero.php?id=89

venerdì 10 maggio 2013

LA RICERCA DELLA NUOVA SPIRITUALITA'. E' uscito il numero 63 di CAOS-INFORMA la rivista della TENDA. Il "punto di vista" del direttore Gerardo Giordano.

In una delle scorse domeniche di aprile,

il Santo Padre, dalla sua finestra, ha chiesto direttamente ai giovani in piazza se avessero mai sentito, nella loro vita, sentimenti di vicinanza con Gesù.
Il Papa sollecitava i giovani, molto presenti tra le numerose moltitudini di piazza San Pietro, ad esprimersi direttamente ad alta voce e verso di sè.
A parte la novità del rapporto diretto tra il Papa e la piazza, Papa Francesco ha proposto con l’abituale immediatezza che abbiamo imparato a conoscere dai suoi gesti, il grande problema della spiritualità nel nostro tempo.
Ossessionati continuamente dal dover essere e dalla cultura del fare, piuttosto che riflettere, non è facile oggi ammettere che abbiamo bisogno di ritrovare l’intensità del rapporto con Dio e vivere una spiritualità che ci aiuti a superare le numerose incertezze che viviamo nel difficile mondo attuale.
Del resto non è neanche facile affrontare il problema della spiritualità, quando attraversiamo una grande fase di depressione che con la sua crisi occupazionale, riduce l’autonomia delle persone libere e soprattutto lo riduce a quei giovani che vorrebbero avere più certezze per costruire il loro futuro.
Riflettere sulla spiritualità nel tempo che viviamo è diventato un raro esercizio; molto complicato, esso deve essere anche capace di affrontare e risolvere parecchie contraddizioni.
Per noi, al sud, queste contraddizioni sono ancora più forti e numerose per il difficile contesto umano e sociale in cui siamo ripiombati con la crisi degli ultimi anni.
Non intendo indulgere sulle difficoltà del mondo circostante di oggi, per evitare di affrontare i temi della spiritualità. Sono convinto però che essendo il lavoro uno dei momenti fondamentali della vita delle persone, la sua mancanza influenza troppo negativamente la costruzione di percorsi di vita che aiutino lo sforzo della ricerca di percorsi spirituali. Intendo riferirmi a quei momenti in cui sia possibile un maggiore avvicinamento non solo alla ricerca dei Dio, quanto ad una maggiore coerenza con la testimonianza che ci ha dato Gesù Cristo.
La riduzione delle occasioni di lavoro negli ultimi anni al sud, purtroppo non ha ridotto solo le possibilità, ma anche il significato stesso della vita, oltre ad offendere la dignità delle persone e la loro identità, soprattutto quando sono persone operose e volenterose.
Proprio dalla testimonianza della propria operosità attraverso il lavoro, penso che per ciascuno di noi, sia possibile cercare, accogliere e aderire ad una vocazione o ad un cammino di spiritualità che ci aiuti a disegnare ed interpretare per quanto è possibile il disegno di Dio per ciascuno di noi.
Forse potrebbe essere il lavoro stesso il luogo in cui vivere la nostra spiritualità, in una esperienza umana in cui non è necessaria la fuga dal mondo, ma costruire una spiritualità che ritrova proprio nell’esperienza lavorativa un possibile luogo di “santificazione”. Cosicchè, è possibile che la vita e una spiritualità del lavoro si intreccino, come già indicava il Concilio Vaticano II° nella “Gaudium et Spes”.
Ovviamente si tratta di poter realizzare un lavoro non solo materiale ma che abbia anche la possibilità di radicare dentro di se un impegno spirituale. La speranza dei tempi nuovi che sembrano essersi riavviati aiuterà a trovare anche queste strade nuove?


GERARDO GIORDANO

Leggi l'intero numero 63 di Caos-informa on line: http://www.caosinforma.it/numero.php?id=88

venerdì 29 marzo 2013

AUTORITA’, AUTORITARISMO, AUTOREVOLEZZA e CONDIVISIONE. É uscito il n. 62 di Caos-informa.


Riflettere sul significato dell’autorità oggi è quanto mai opportuno e necessario.
Tutto ciò che sta accadendo attorno a noi ritrova la dimensione dell’autorità come punto centrale da cui derivano gran parte delle difficoltà che viviamo quotidianamente ed i conflitti che ci attraversano.
Potremmo dire quasi, che è proprio il tema dell’autorità che è all’origine della crisi che ci sta affliggendo, purtroppo non solo noi italiani, anche se spesso è più un malcelato senso dell’autorità che ha finito per rendere le cose più difficili.
Le difficoltà nella gestione di processi economici e sociali così complessi come quelli a cui assistiamo e più spesso, la crisi della politica che, per autoreferenziarsi, ha sempre più ridotto gli spazi della partecipazione alla vita pubblica, hanno contribuito ancora maggiormente a dare all’idea dell’autorità una dimensione sempre più autoritaria e fuori dal buon senso. Sembrano scomparse parole come confronto, dialogo sociale, concertazione e via dicendo.  
Così quello che dovrebbe essere interpretato o vissuto da noi cittadini comuni, come un valore - che si sostanzia in una  disponibilità a rendersi utile alla comunità o meglio a rendere un servizio ai cittadini - è sempre più vissuto come un peso, se non un orpello inutile di cui si può fare a meno che sta introducendo nella società moderna rotture laceranti.
Eppure nonostante tutti i limiti che si manifestano quotidianamente,  nell’esercizio di una qualunque attività, è molto avvertito il bisogno di un riferimento ad “una autorità”, cioè ad un “organo superiore” ( terzo, magari indipendente o al di sopra delle parti), cui rivolgersi nei vari momenti di difficoltà della vita sociale e pubblica.
Viene a galla così che l’autorità non può essere esercitata in sè. Essa deriva da una legittimazione che promana la sua efficacia e la sua forza, particolarmente dal carisma di chi esercita il ruolo di guida o il “potere” di essere un’autorità.
Purtroppo la carenza, o più spesso, proprio la mancanza di carisma nei leaders, a cui ci siamo dovuti adattare, ci riporta al modo in cui vengono formate le varie  elités da cui prendono vita i gruppi dirigenti dappertutto ed a tutti i livelli.   Ne deriva che esiste un grave problema  nella formazione delle leaderships (sarebbe meglio parlare ormai delle aristocrazie) che in tali gruppi dirigenti devono riuscire a far vivere la forza dell’autorità, in una dimensione che non può più essere autoritaria, ma invece profondamente partecipativa, come dovrebbe essere, con tutte le difficoltà che questo può comportare in tema di esercizio della democrazia che così faticosamente i popoli hanno conquistato nel tempo.
Del resto nessuno ha mai pensato che la democrazia sia uno strumento di semplice esercizio o applicazione.
E’ infatti, proprio l’autorevolezza quello di cui oggi abbiamo bisogno di vedere in coloro che assumono la responsabilità di essere quell’autorità di cui avvertiamo anche inconsciamente il bisogno nelle giornate difficili e tumultuose del nostro tempo.
I vari ed autorevoli contributi che abbiamo chiesto e raccolti sul tema che abbiamo scelto nella nostra riflessione di questo mese, ci aiutano ad approfondire meglio la questione e spero che ci aiutino anche ad operare meglio per raggiungere più in fretta, tutta la normalità di cui abbiamo bisogno e quel bene comune che desidereremmo.
GERARDO GIORDANO

Leggi il numero 62. Ecco il link: http://www.caosinforma.it/numero.php?id=87

mercoledì 6 marzo 2013

"IL VALORE DELLA COMUNITA’ ". E' uscito il numero 61 di CAOS-informa.


La comunità rimane il centro del nostro interesse e della nostra considerazione ed attenzione di educatori.
Tutta la nostra esperienza si è sviluppata attorno alla costruzione del modello comunitario, anche come opportunità per crescere meglio, stimolare i rapporti tra le persone, migliorare lo stile di vita e inoltre, per realizzare indirizzi ed azioni formative sempre più adeguate ai bisogni di crescita personale equilibrata.
La sperimentazione della comunità, come “strumento” per la emancipazione ed il riscatto - anche di soggetti più deboli e svantaggiati - o come il luogo in cui crescere e migliorarsi per superare i propri disagi, è stata poi una costante del metodo educativo della Tenda in tutti questi anni.
Abbiamo pensato di dedicare questo nuovo numero di Caos-informa a questo importante tema della comunità.
Vogliamo così riflettere sul suo significato oggi, ed aggiornare la nostra conoscenza sull’argomento, sicuri che tale scelta aiuti tutti noi a dare un senso ancora più compiuto al significato ed al valore dell’impostazione comunitaria. E ciò, anche alla luce dei tanti cambiamenti che sono intervenuti nel tempo.
I materiali offerti in questo numero, vogliono proprio essere una piccola raccolta di quel campionario che va sotto il nome di “esperienze comunitarie”, in cui è possibile recuperare quel sentire comune di valori che ritroviamo in un “dato” modo di stare insieme: nella famiglia, nella scuola, nel sociale, nelle comunità terapeutiche, nella politica.
A pensar bene, anche quando è stato definita Comunità Europea il nuovo insieme di accordi sovranazionali tra gli stati, forse ai Padri fondatori dell’Europa, non era estraneo il concetto della comunità come luogo di incontro, di contatto e di relazione per nuove e più avanzate forme di azioni istituzionali, umane, economiche e sociali.
In più, comunità è una scelta molto vicina a collegialità: quel modo di affrontare le cose insieme, cioè, che tiene conto dell’ascolto e del contributo degli altri nel momento sempre difficile e “pericoloso” delle decisioni. Un modo partecipativo che riduce le forme di individualità, o meglio di individualismo, che tanto hanno caratterizzato la cultura dominante di questi ultimi vent’anni. Un modo per superare anche le chiusure che derivano dalle certezze del proprio io, che sconfinano spesso nell’arroganza e nel disprezzo per gli altri.
Il problema del nostro tempo, infatti, è proprio quello di dare maggiore senso alle proprie cose e sentirsi parte di un destino comune che possa in qualche modo riferirsi alla comunità di cui si è parte o da cui si proviene.  
Nel nostro paese specialmente, questo tema è all’ordine del giorno nei comportamenti e nel modo di essere, specie nei rapporti sociali  tra le persone. La crisi di identità, di cui avvertiamo spesso le conseguenze, è una questione molto avvertita da quanti a seguito delle tante trasformazioni, non riescono ad identificarsi con una comunità di riferimento, o almeno, di una di cui abbiano potuto farne parte, per affinare la propria crescita, ricordare le proprie radici e a cui riferire le proprie ragioni di vita. Un aggancio per riuscire a far collimare le scelte personali con finalità di carattere più generale.
Rimettiamo perciò al centro del dibattito un tema forte come “la comunità”, convinti che ci aiuti a recuperare il valore fondamentale della crescita e della  partecipazione della persona nel mondo.

giovedì 31 gennaio 2013

“LA TENDA A FIERAVECCHIA”: UN CENTRO PER LO SVILUPPO CULTURALE E SOCIALE. E' uscito il n. 60 di CAOS informa. Il punto di vista del direttore Gerardo Giordano


Quando pensammo di impegnarci per rilanciare La Tenda a Fieravecchia, in una sede fatiscente che era stata tenuta abbandonata per tanti anni, sapevamo che stavamo facendo una scommessa grande e difficile.
Prima di tutto con noi stessi e sulla capacità di riuscire a costruire un modello organizzativo in grado di reggere al confronto con le varie realtà del centro urbano. Poi con il quartiere che fosse capace di sopportare le tante piccole molestie della nostra attività, ma soprattutto con la voglia di dare una svolta alle nostre cose.
Impegnarsi per contribuire con le attività di Fieravecchia a costruire una presenza attiva culturale e sociale al centro della città, era una bella sfida che ci poteva aiutare a crescere come associazione, ma potesse anche essere un utile punto di aggregazione per il mondo giovanile salernitano e non solo per loro.
Dopo l’impegnativo tempo necessario per la ristrutturazione, che oggi ci fa disporre di una sede moderna ed accogliente, abbiamo dovuto superare le prime difficoltà di avviamento. 
Se però ripensiamo ai sacrifici ed al lavoro svolto in questi ultimi tre anni, possiamo senz’altro dire che gran parte della scommessa è ormai vinta.
Le tante azioni messe in opera e le numerose iniziative svolte,  sono il segno concreto dell’impegno fattivo realizzato per fare della “Tenda a Fieravecchia” quel centro aggregativi di iniziativa culturale e sociale che avevamo prefigurato.
Oggi “La Tenda a Fieravecchia” è una sede di incontro tra persone prima di tutto, ma anche un luogo di rete tra varie associazioni; un attrezzato centro di formazione per i migranti, e non solo per loro, ma anche un luogo  aperto allo scambio culturale tra varie culture. Una  fucina, centro di iniziativa, che ci rende orgogliosi del lavoro fatto, ma anche consapevoli di aver usato bene una risorsa al servizio della città.
Naturalmente ora si apre una nuova prospettiva di impegno in relazione alle recenti iniziative che sono state promosse, orientate su vari aspetti legati allo sviluppo  delle arti e della promozione della cultura  che richiedono una accorta azione di integrazione anche con vari ambienti della città.
E’ vero che queste nuove direttrici di marcia sono certamente un collante positivo ed utile per recuperare forme di espressione del mondo giovanile. Però è necessario anche che le nuove proposte che si stanno avviando o realizzando, come le mostre ed i concorsi culturali, coincidano con una strategia più ampia ed articolata.
Mentre aumentano le iniziative e la capacità di mettere in moto tante azioni positive ed utili infatti, occorre una capacità di intervento e di coordinamento, che  riesca sempre meglio ad individuare possibili e alti livelli di qualità delle iniziative. Momenti, cioè che superino gli standards di accesso alla “iniziazione all’arte o alla cultura”. Ciò al fine di migliorare la capacità di attrazione verso possibili e nuovi fruitori delle attività della “Tenda a fieravecchia”.
In questo senso associare sentimenti universali di conoscenza a messaggi più legati alla cultura locale (senza scadere nel localismo), può essere certamente un filone utile da sperimentare e da utilizzare per ricostruire quel sentimento di conoscenza delle proprie radici e della propria identità culturale che aiuti a rafforzare il senso di appartenenza  che rimane sempre un forte bisogno per le esigenze di crescita della comunità salernitana.

Gerardo Giordano 

Leggi il numero 60 di Caos informa on line ecco il link: http://www.caosinforma.it/