mercoledì 18 marzo 2015

DISAGI E NUOVE DIPENDENZE: affrontiamoli con l’impegno e la partecipazione verso nuove prospettive.

La Crisi economica non accenna a rallentare!
Il peso negativo della sua continuità, ha avuto fino ad ora, effetti perversi in tutto il mondo ed in tutti gli ambienti.
Specie nei paesi con le economie meno forti dell’Unione Europea, come la nostra, sono ormai tante le persone costrette ad avvertire tutto il peso di questa congiuntura che non accenna a raffreddarsi.
Le ripercussioni sui comportamenti delle singole persone, o delle comunità più vicine in cui esse vivono la loro esperienza umana, ha determinato cambiamenti notevoli nel modo di vivere e nei loro stili di vita.
Sono aumentati i livelli di povertà e disagi di ogni tipo hanno avuto la meglio sulle aspettative di migliorare la propria condizione e qualità della vita.
Questa evoluzione negativa si è avvertita ancora di più, nella già precaria situazione dell’intero Mezzogiorno, specie nelle città meridionali, preesistente alla crisi.
Avvertiamo il permanere di questi effetti negativi, purtroppo, in tutti i momenti della nostra giornata ed in ogni circostanza del nostro rapporto con gli altri.   
Anche i nostri piccoli comportamenti quotidiani hanno risentito pesantemente in questi anni, le conseguenze della crisi economica.
Una “nuova questione sociale” che attraversa tutta la realtà sociale nei vari territori,  senza alcuna eccezione, è venuta emergendo producendo una miscela di problemi e disagi che richiedono un impegno attento e complesso per affrontarli anche per coloro che vogliono aiutare a superarli.
Dalla perdita del posto di lavoro alle nuove povertà, aumento del malessere psicologico, disagio mentale, isolamento e marginalità accentuata di gruppi e persone di migranti o senza lavoro, nuove dipendenze: siamo di fronte a questioni non ordinarie, né facili, che si affacciano di fronte agli operatori sociali disponibili ad aiutare le persone più fragili.
E’ evidente che di fronte a tante complesse questioni, l’azione volontaria non è sufficiente da sola. Occorrono soluzioni più generali e impegnative che producano svolte decisive soprattutto coinvolgenti e partecipative.
Emerge un ulteriore ruolo della politica che deve intervenire per dare non solo gli indirizzi generali per la ripresa: cosa che pure sta avvenendo lentamente con l’azione del Governo.
Ma è necessario però che la politica intervenga per dare nuove risposte alle difficoltà della società, in particolare risposte alle crisi per le nuove generazioni ed in grado di riavviare l’azione economica, produrre sviluppo, adeguando risorse e forme di sostegno, per avviare nuove iniziative capaci di determinare anche nuova occupazione e nuovi lavori.
La diagnosi del disagio presente nella realtà del Paese, richiama all’impegno forte verso quelle nuove prospettive e nuove speranze che aiutino a superare questo momento difficile ed avviino verso una nuova stagione di ripresa il nostro Paese.

GERARDO GIORDANO

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venerdì 20 febbraio 2015

SERGIO MATTARELLA NUOVO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA.

La elezione del nuovo Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella rappresenta un momento di novità nella politica nazionale e nella vita istituzionale del nostro Paese.
E’ stato estremamente positivo avere il nuovo Presidente eletto dopo poche sedute delle Camere riunite in seduta comune: un risultato senza alcun dubbio innovativo non solo per il carisma di cui gode nel nostro Paese Sergio Mattarella, ma anche per il significato stesso della sua votazione.
Importante ancora è che questo risultato si viene a collocare in una condizione di ripresa positiva nella quale il nostro Paese sembra essersi avviato: i segnali statistici danno da qualche tempo valori piuttosto positivi in economia, nelle attività produttive e rispetto alla crisi dei vari bacini dell’occupazione: indicatori lenti, ma concreti, ai quali non eravamo più abituati da parecchio tempo.
Il nuovo settennato del Presidente Sergio Mattarella può accompagnare quella ripresa generale di cui l’Italia ha bisogno e che noi tutti stiamo rincorrendo da tempo.
Ovviamente non sfugge a nessuno di noi quanto pesino i guasti della gestione del nostro Paese degli ultimi venti anni.
La lista dei bisogni si è andata ingrossando con il passare del tempo e quella delle emergenze è diventata ogni giorno più lunga.
Tracce esemplari di quanto sia difficile la situazione sono naturalmente emerse nello stesso discorso di insediamento del Presidente Mattarella nel giorno del suo giuramento, quando ha richiamato “l'impegno di tutti che deve essere rivolto a superare le difficoltà degli italiani e a realizzare le loro speranze” e richiamando la lunga crisi che ha attraversato il nostro Paese, ha rilevato che essa:  “ha aumentato le ingiustizie, ha generato nuove povertà, ha prodotto emarginazione e solitudine, con angosce che si annidano in tante famiglie per le difficoltà che sottraggono il futuro alle ragazze e ai ragazzi”. Ed inoltre: “Il lavoro che manca per tanti giovani, specialmente nel Mezzogiorno, la perdita di occupazione, l'esclusione,   le difficoltà che si incontrano nel garantire diritti e servizi sociali fondamentali”.
Per il Presidente della Repubblica Mattarella “sono questi i punti dell'agenda esigente su cui sarà misurata la vicinanza delle istituzioni al popolo”.
La messa a fuoco di tanti e vari complessi problemi da parte del massimo vertice delle istituzioni del nostro Paese, nella sua prima uscita pubblica, è per noi motivo di spiccata sensibilità verso i temi sociali e denota anche la vicinanza con i temi ed i problemi che una associazione come La Tenda segnala da molti anni per una realtà particolarmente delicata del nostro Mezzogiorno nel quale raccoglie i segni più imbarazzanti dei bisogni emergenti e delle emarginazioni più forti che producono nuovi disagi e nuove povertà.     
L’Augurio di buon lavoro al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è anche l’augurio per il nostro paese, l’Italia, perché sappia ritrovare i nuovi orizzonti di speranza e la giusta via della ripresa e dello sviluppo.
 
GERARDO GIORDANO
 
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giovedì 18 dicembre 2014

ALMENO UNA GIORNATA PER PENSARE ALL’INFANZIA E ALL’ADOLESCENZA!



Il 22 novembre è stata la giornata buona per ricordarci dei bambini.
Dovremmo ricordarcene sempre!
Invece anche dei bambini finiamo per rammentarcene solo alla sollecitazione annuale della Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza che le Nazioni Unite hanno istituito fin dal 1989.
Meno male!   Così abbiamo almeno un’occasione per rimettere al centro della nostra attenzione il grande problema dell’infanzia e dell’adolescenza.
Quanto i bambini siano maltrattati nel mondo ne abbiamo drammatiche testimonianze ogni giorno. Sia per la problematicità della condizione infantile, sia per la tutela dei diritti alla sopravvivenza dei bambini stessi ed al loro sviluppo in quanto persone umane; la loro protezione dagli abusi, fino allo sfruttamento del lavoro minorile e alla violenza.
Negli ultimi anni, poi, si è fatta strada in alcuni paesi più esposti a fenomeni di guerre locali, la condizione dei bambini soldato che rappresenta un ulteriore elemento di raccapriccio ad una condizione dell’infanzia che stenta a realizzare una crescita particolarmente armoniosa alle ultimissime generazioni nei paesi in ritardo di sviluppo.
Ho avuto modo più volte di segnalare tra l’altro, il delicato problema dei diritti alla partecipazione dei bambini alle decisioni che riguardano la loro crescita ed il loro progresso nello studio e nella formazione: problema a cui molti fanno spesso orecchie da mercanti.
Forse perciò la ricorrenza di quest’anno, è stata caratterizzata da una campagna di comunicazione nazionale dell’Autorità garante dell’infanzia e dell’adolescenza, sul tema delle differenze, con l’obiettivo di contrastare ogni forma di discriminazione o timore preconcetto fondato sul colore della pelle, sul credo religioso, l’orientamento sessuale o il ceto sociale di appartenenza. Si è voluto sottolineare così il diritto alla diversità e valorizzare le unicità: ricchezza fondamentale e componenti imprescindibili nel processo di costruzione dell’identità che caratterizza poi l’adolescenza.
Un mondo di offese sui più piccoli, che sono poi le generazioni che verranno dopo di noi.
Un mondo di offese che comincia già davanti al nostro portone di casa. Proprio da lì, infatti possiamo spesso verificare subito, quanto il problema della tutela dell’infanzia e dell’adolescenza sia grande, e come anche nel nostro piccolo mondo, le discriminazioni sull’infanzia siano accettati con troppa superficialità ed i diritti dei più piccoli calpestati con facilità.
Perciò attraverso il richiamo di queste giornate,    ci chiedono un impegno rinnovato ed una maggiore attenzione al problema dei più piccoli e più indifesi.

GERARDO GIORDANO

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martedì 16 dicembre 2014

GRAZIE A TUTTI E UN REGALO PER I GRADITI AUGURI DI BUON COMPLEANNO.

CARE AMICHE E CARI AMICI,
 


GRAZIE PER I TANTI AUGURI CHE MI AVETE FATTO PERVENIRE OGGI PER IL MIO COMPLEANNO.
MI SONO SENTITO VERAMENTE RINFRANCATO DA TANTA VICINANZA, TANTA AMICIZIA E TANTA SOLIDARIETA'.
DESIDERO RINGRAZIARE TUTTI ATTRAVERSO IL PICCOLO DONO DI QUESTE SPLENDIDE  IMMAGINI ANTICHE DELLA NOSTRA BELLA CITTA' CHE HO SCELTO DALLA MIA COLLEZIONE DI CARTOLINE DI SALERNO, PER I RECENTI GIOIOSI INCONTRI DELL'UNIVERSITA' DELLE TRE ETA' DI S. CIPRIANO PICENTINO E DELL'ASSOCIAZIONE CULTURA E SPORT DI SALERNO EST.

giovedì 4 dicembre 2014

DOVE ERAVAMO RIMASTI....


Eccomi seduto di nuovo davanti allo schermo bianco del computer.
Bella faticaccia rincontrarlo… dopo tanti mesi di allontanamento forzato, quasi obbligato, da tante prescrizioni degli oculisti.
E’ il ritorno all’osservatorio immobile del caso per riavvicinare il mondo, Solo che il mondo non l’ho ritrovato come l’avevo lasciato,
Comunque sia questo piccolo osservatorio rimane importante, anche se lo schermo muto e bianchissimo sollecita che sta aspettando i racconti delle mie nuove.
Sa che ce ne sono tante.
Una convalescenza così lunga e snodata ha lasciato posto a tante rimuginazioni, man mano che percorrevo le tante vie della ripresa. Ne può emergere quasi un almanacco delle tante cose nuove. Potrebbero essere anche belle. Non so... Certo di eventi e cose nuove ne sono avvenute. Anche se la cosa più affascinante che sia capitata è stato lo sfoglio continuo della memoria e delle tante cose che semmai… avvennero. Un bel cammino all’indietro, non c’è dubbio per riscoprire o forse ripensare, tutto quello che poteva essermi già capitato nel tempo passato.
Tutto è venuto lentamente alla ribalta della memoria circondato da paesaggi familiari e sociali, trasformati, aggiornati, comunque diversi da come li avevo lasciati.
Forse la nuova fase di vita di questo blog che mi appresto ad animare, potrà darci più spunti e motivi di confronto: mi auguro con il conforto di quanti hanno apprezzato i primi sette anni di questa esperienza.

GERARDO GIORDANO

sabato 4 ottobre 2014

RICOSTRUIRE LA CULTURA DELLA PACE!

Il tempo che stiamo attraversando è segnato nuovamente da grandi conflitti che non investono solo nazioni e popoli, ma anche le diverse religioni, oltre naturalmente i soliti interessi economici e finanziari, il più delle volte legati al controllo del petrolio.
In particolare, l’aggressione ad alcuni popoli  ed etnie, specie nel Medio oriente e nell’Africa mediterranea, per ragioni e differenze di natura religiosa, e la violenza bieca con cui viene esercitata,  ha risvegliato passioni nefaste e determinato un clima generale  di così forte contrapposizione tra stati e popoli che pensavamo ormai assopiti se non superati, soprattutto dopo l’aggressione  alle torri gemelle di New York del 2001.
Veramente una situazione molto brutta  in un clima così pesante ed incandescente che il Santo Padre Francesco ha definito da terza guerra mondiale, e chiedendo di non rinunciare a sviluppare un impegno straordinario che aiuti gli uomini di buona volontà a riprendere le ragioni del dialogo e del confronto tra le fedi e culture diverse e consenta di creare un clima più disteso e ragionato.
 Per quello che mi è dato di capire, penso che in questi anni si sia andata sempre più affievolendo la cultura della pace a scapito della ricerca e del vantaggio degli interessi particolari.
La ricerca del bene comune ha ceduto il posto ai particolarismi ed alla esaltazione degli egoismi e degli individualismi.
Il piccolo particolare da salvaguardare, ha preso il posto dell’interesse generale e del governo dei grandi processi che la storia ha fatto emergere con  la svolta o meglio con la chiusura delle appendici dei conflitti aperti nel novecento.  
A riflettere bene sulle cose che apprendiamo e vediamo quotidianamente nei notiziari, occorre rilanciare con grande forza l’iniziativa necessaria per la crescita della cultura della pace. Una iniziativa che andrebbe sviluppata a tutti i livelli per ridare più forza e slancio alle forze disponibili al coraggio del negoziato, insieme alla volontà di riconciliazione laddove è possibile, per isolare le persone e gli ambienti smaniosi di fare guerra e darsi continuamente battaglia.
Proprio in questo anno in cui ricordiamo i cento anni della prima guerra mondiale, la lezione della storia dovrebbe aver insegnato l’inutilità delle distruzioni e che solo la pace tra gli uomini può aiutarli a vivere in una condizione di serenità e dignità.

GERARDO GIORDANO

sabato 19 aprile 2014

AUGURI !


BUONA PASQUA